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Lusy e il concorso per gatti Aveva sempre amato tantissimo i gatti, sin da piccola, li inseguiva, li accarezzava e stava a lungo a osservarli. Lusy era ormai una signora sposata, ma aveva conservato intatta la sua grande passione per questi animali. Era alta, slanciata, non più esile come una volta, ma rivelava ancora un personale piacente ed elegante. Quello che aveva di particolare, era l’incarnato bianchissimo, tipico delle persone, come lei, dai capelli rossi. I suoi occhi avevano il colore della camomilla ed erano vivaci e luminosi. Il carattere era dei più vulcanici. Sempre allegra e giocherellona, sapeva essere affettuosa e sincera.Il marito era un signore piuttosto schivo, ma a modo suo, sempre pronto all’umorismo e alle battute salaci. Pochi gli amici e quasi sempre gli stessi, persone che conoscevano da tempo, come ad esempio, Sara e suo marito Aldo. Questi avevano regalato a Lucy un gatto che avevano tenuto in casa. Poi il loro figlioletto si era rivelato allergico al pelo dei gatti e dunque avevano dovuto regalarlo. Nella nuova casa il felino in questione, di nome Paco, era stato accolto con grande felicità. Era ancora un piccolo gatto quando aveva cambiato domicilio, dunque si era ormai affezionato definitivamente ai nuovi padroni. Pareva una palletta di pelo grigio chiaro, con due occhi gialli e magnetici. Un rappresentante della razza davvero magnifico. Grande, soffice, sornione, buonissimo e giocherellone come la padrona. Paco riceveva sempre i complimenti di tutti quelli che lo conoscevano. Quando Sara lo rivedeva, lo rimpiangeva e solo l’amore per suo figlio non la faceva pentire della cessione forzata. Guardava il gatto, lo contemplava e pativa in silenzio. Aldo era perfettamente conscio di tutto ciò, ma anche lui taceva e faceva finta di niente. Paco saltellava per tutta la casa di Lucy. Nonostante la sua mole enorme, era agilissimo, silenzioso, e tendeva a scomparire. In un appartamento di normali dimensioni, era capace di non farsi trovare per ore intere, acquattato qua o là, nei posti più inattesi e impensabili. - Sai alla fine dove l’ho trovato? - diceva talora Lusy, - l’ho trovato sul mobile della cucina. Oppure: - Mascalzone! Sai dov’era? Sotto l’armadio della stanza dei ragazzi. Quando il marito restava a casa da solo, Paco dormiva pure; gli faceva compagnia stando sdraiato beato accanto al padrone. Assumeva per altro gli atteggiamenti più strani, le pose maggiormente buffe. Era proprio un esemplare raro. - Se ci fosse un concorso per gatti, certamente Paco lo vincerebbe!- affermava talora Lusy. Il caso volle che ci fosse veramente un concorso nella sua città. Era stato bandito da una televisione locale e risultava allettante perché in palio erano stati messi cinquemila euro per il vincitore. Si sarebbe svolto il mese successivo e s’invitavano i partecipanti a presentare la domanda corredata di tutti i requisiti necessari. Fu come se la padrona non avesse aspettato altro! Difatti non appena lesse del concorso sul giornale, fu presa come da una specie di frenesia. Si precipitò alla redazione, volle sapere tutto con la più assoluta precisione. Preparò la domanda, compilò la scheda e spedì il tutto in men che non si dica. Quando l’amica Sara lo venne a sapere, pensò che a parte il piacere di un’eventuale vittoria, l’amica ci avrebbe pure guadagnato! - Uffa! - sbuffava - Quel gatto era mio! Fra la comitiva degli amici, già se ne parlava animatamente. Le battute e le burle erano continue. La cosa era motivo di ludibrio e divertimento. Tutti gli amici, manco a dirlo, sarebbero stati presenti alla sfilata e avrebbero assistito al concorso, facendo il tifo per Paco. Così arrivò il tanto atteso giorno! Il nostro gatto era all’apice del suo splendore! Lusy l’aveva condotto al salone di bellezza per animali, dove tutti conosceva Paco. Sapevano che avrebbe partecipato alla gara e il suo veterinario aveva esclamato: - Ehi gatto! Il vincitore non puoi essere che tu, mi raccomando! Per il giorno fatidico, il nostro eroe era agghindato in maniera superba! Portava un completo alla marinara che gli fasciava il pancino e aveva sulla testina un berretto da marinaio. Magnifico! Paco era davvero sorprendente! Chi lo guardava, restava incantato: -Che bello! Che bel gatto!- Lui era compiaciuto di se stesso e si era sentito al centro dell’attenzione. Il concorso si sarebbe svolto nella sede di una TV locale. Era patrocinato da sponsors di prodotti per gatti. Un enorme salone era adibito a luogo per la sfilata. Al centro, ci sarebbero stati tutti i partecipanti e attorno erano disposte le sedie per il pubblico. Gli amici e il marito di Lusy furono tra i primi ad arrivare. Tra tutti, uno solo aveva un’espressione un po’ strana: Aldo. Guardandolo attentamente, si capiva che aveva qualcosa in mente. Progettava, infatti, di giocare uno scherzo bizzarro ai danni della povera Lusy. Senza neanche comunicarlo a Sara, aveva ideato di fare scomparire improvvisamente Paco. Ci volevano però l’occasione e il momento propizio. Le persone ormai erano tutte sedute e qualcuno era rimasto pure in piedi. L’afflusso era stato superiore alle attese degli organizzatori. Il brusio era enorme e le telecamere pronte per le riprese; mancava solo che i presentatori entrassero in campo. Vi erano molti gatti partecipanti e tutti si rivelavano belli e particolari. Tra tutti spiccava Paco e si faceva notare per le sue dimensioni, per il pelo soffice e perlaceo. L’espressione era dolcissima, gli occhietti vispi e brillanti, la coda lunghissima e all’insù. Con certezza, era il gatto più bello. L’unico che gli potesse contendere il titolo era un gatto bianco. Arrivarono i presentatori ed ebbe inizio la sfilata. Applausi a non finire! I vari sostenitori erano già organizzati. Chi più, chi meno, tutti tifavano per i propri beniamini. A uno a uno, cominciarono a sfilare i gatti, tenuti a guinzaglio dai loro padroni. Paco fu chiamato per quarto, e suscitò un clamore concorde e unanime. Un amico di Lucy gridava: - Viva Pachino! Sei buono come il vino! Un altro applaudiva e diceva: - Vai Paco! Sei uno schianto! Il gatto, come se avesse capito che i complimenti erano rivolti a lui, sfilava ancheggiando più del solito, accompagnato da Lusy, che invece stranamente, era un tantino imbarazzata. Sfilarono tutti; poi tra un’altra serie d’applausi, sfilarono una seconda volta. A questo punto, s’insediò la giuria e ci fu un intervallo. I giurati erano quasi tutti veterinari o comunque esperti d’animali. Il pubblico si alzò e cominciarono i commenti, le chiacchiere e i pettegolezzi: - Ma lo sapete che il gatto della Viviani ha dodici anni? - Ma va! A me pareva che ne avesse cinquanta! Ah, ah, ah, ah. - Ho saputo che il gatto bianco è un maschio castrato, ecco perché è così grosso! - Facevano meglio a castrare il suo padrone! - A me, più di tutti piace il gatto chiamato Paco; però mi piace pure la sua padrona. Ah ah ah ah ah. Le battute erano innumerevoli. La gente rimaneva allegramente ad attendere, o consumando un caffè o salutando un vecchio amico. Lusy, in preda ad una certa agitazione e concitazione, avvertì la necessità d’andare in bagno. Senza avvisare nessuno, lasciò Paco legato a una sedia e andò alla ricerca dei servizi. Seppe che si trovavano al piano inferiore, perciò si avviò da quella parte. Era l’occasione propizia che Aldo aspettava. Si avvicinò al gatto e nessuno gli prestò attenzione. Slegò il guinzaglio e portò via Paco, senza che nessuno vi facesse caso. La bestia era d’indole placida e si fece condurre via tranquillamente. L’autore del furto andò fuori, raggiunse la sua auto e vi depositò Paco. Poi ritornò dentro come se nulla fosse. Dopo un po’, Maddalena, un’intima amica di Lusy, cominciò a cercare il gatto e la padrona. Naturalmente non trovò nessuno. Iniziarono le ricerche: - Scusate, ma dov’è Paco? E Lusy dove è andata? - Era qui un minuto fa, sarà a prendere il caffè. Silvia, un’altra amica, si mise pure alla ricerca: - Avete visto Lusy? - No, dov’è? - Avete visto Paco? - No, sarà con Lusy. Un amico cominciò a ridere: - Ah, ah, ah, sono scomparsi i vincitori ah, ah, ah, ah. Tutti si slanciarono alla caccia: - Ma dove sono? Si saranno nascosti per non fare la brutta figura di perdere! - Dei due neppure l’ombra! Nel frattempo, Lusy era rimasta bloccata nel bagno. La serratura si era incantata e non riusciva più ad aprire la porta. In un primo tempo, cercò di aprirla in mille modi, poi stranamente fu presa dal panico, anche perché quel luogo era angusto e privo d’aperture. Non entrava aria da nessuna parte e la poverina si sentiva soffocare. Provò a picchiare fortemente contro la porta: - Aprite! Sono qui! Aprite! Nessuno la poteva udire, poiché era sola in quel piano. Le urla cominciarono a essere più convulse: - Aiuto! Aprite questa porta! Apriteeee! Il bussare si tramutò in una tempesta di pugni contro la porta! Pugni e calci. Calci e pugni! Iniziò a sentirsi male, aveva un attacco di panico! Pensò a suo marito, ai figlioli. Li avrebbe più rivisti? Sudori freddi l’avvolgevano. Il cuore pareva impazzito! Aldo, visto il caos che era successo, pensò bene d’andare a riprendere Paco. Intanto nel luogo di clausura, Lusy era ormai allo stremo delle forze. Si era addossata alla parete e aveva stretto le braccia al seno, impaurita, esausta! Poi aveva cominciato a piangere con gemiti sempre più sommessi, tanto che una signora che si recava al bagno, scambiò quei gemiti per dei miagolii. Pensando che si trattasse del gatto scomparso, cominciò a urlare: - Il gatto! Il gatto! E’ qui, è qui! Lusy, udendo la salvatrice, riprese ad urlare come un’ossessa. Tempestava la porta, urlava, insomma, si era riavuta del tutto. Richiamati dalle grida, giunse un drappello di amici. Pareva fosse arrivata la fine del mondo e il giorno del Giudizio Universale, tale era la baraonda che si era creata nel bagno! Aprirono la porta e, come uno shuttle lanciato da Cape Canaveral, la prigioniera venne fuori dalla sua angusta cella! Era pallida come un foglio di carta igienica intonso! Si gettò tra le braccia del marito e tremava come una tenera fogliolina! Tornarono tutti di sopra. - Scusa Lusy, ma Paco dov’è? - L’ho lasciato attaccato a una sedia. - Veramente non è da nessuna parte! - Come non c’è! Non c’èeeeeee? Ma se l’ho lasciato legato a quella sedia!- La quale sedia in questione appariva più vuota di Hiroshima dopo l’esplosione nucleare! Di lì a poco, Aldo con Paco al guinzaglio, fece ingresso nel salone. Lusy si precipitò verso di lui come un’Erinni inseguita dalle Furie! - Ahh! Ahh! Scimunito! Deficiente! L’hai tu il mio gatto!- E gli strappò la bestia prendendola in braccio. L’amico restò male per questa reazione e, alterato, le tolse Paco. - Se permetti prima questo gatto era mio! - Coooosa! Prego ora Paco è mio! - E si riprese l’oggetto della discussione. - E’ tuo se usi le buone maniere! Altrimenti è mio! - Il gatto fu nuovamente tra le mani di Aldo e pareva una palla da baseball con l’espressione di Gatto Silvestro! - Certo! Ora ti piacerebbe che fosse tuo, magari per vincere il premio! - Io! Me ne infischio io! Sei tu che ci tieni! Tieniti il tuo Paco!- E glielo diede. - No, no. Puoi tenertelo! - Il gatto è tuo, tienitelo! - Se lo rivuoi, riprenditelo! L’altalena continuava e la sceneggiata era diventata divertente. Gli amici ridevano e cercavano d’intervenire dicendo ognuno la propria facezia. Intanto all’altoparlante, stavano annunciando che il vincitore era il gatto bianco. Applausi, urla, risate, festeggiamenti. Lusy e Aldo si fermarono. Ascoltarono con l’espressione del viso tra l’incredulo e l’attonito, si guardarono e rendendosi conto di ciò che stavano facendo, scoppiarono a ridere a crepapelle. Dopo si abbracciarono, lasciando cadere la bestia a terra. Paco mosse qualche passo, poi si voltò a guardare i due. Tutti avrebbero giurato che improvvisamente avesse assunto un’espressione quasi umana che pareva dire: - Ma guarda st’imbecilli! |
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